Dispense Pellacchia

Regolamentazione delle Unioni Civili

 

Regolamentazione delle Unioni Civili in Italia e delle Convivenze di fatto, dispensa scritta da Avvocato Giovanni Pellacchia, Penalista Civilista Criminologo presso il Tribunale Penale di Roma. Le unioni civili (di Giovanni Pellacchia). Il 25 marzo 2016, dopo un lungo iter parlamentare, è stato approvato in Senato il tanto discusso disegno di legge sulle Unioni Civili. Successivamente l’11 maggio 2016 si è perfezionato l’iter legislativo e le unioni civili sono ora Legge dello Stato. La nuova normativa, secondo quanto scrive l’Avvocato Giovanni Pellacchia, riconosce importanti diritti afferenti lo stato civile alle unioni tra persone dello stesso che intendano contrarre un negozio giuridico assimilabile, per alcuni versi, al negozio giuridico matrimoniale.

 

E’ comunque preliminarmente importante sottolineare che la costituzione di una unione civile può riguardare solo persone dello stesso sesso. Quindi due persone maggiorenni dello stesso sesso possono costituire un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. A sua volta l’ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell’Archivio di Stato Civile. Come si evince dal primo punto dall’articolo 2 del d.d.l. il legislatore non considera per la fattispecie di vincolo ora considerata la possibilità che il giudice possa autorizzare la costituzione dell’unione civile ad un minore sedicenne, come invece disposto a causa di eventuali gravi motivi per la celebrazione del matrimonio ( ex articolo 84 del Codice Civile)

 

Con la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso le parti acquistano diritti e assumono i medesimi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, in relazione alle proprie sostanze alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare; a ciascuna delle parti spetta il potere di attuare il diritto concordato • Dalla lettura dei requisiti sovra citati si evince la mancanza dell’elemento relativo alla fedeltà, presente invece negli articoli del codice civile relativi al matrimonio.

Ancora dalle dispense di Giovanni Pellacchia, Certificazione dell’unione civile: L’unione civile tra persone dello stesso sesso è certificata dal relativo documento attestante la costituzione dell’unione, che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni • Il regime patrimoniale dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, è costituita dalla comunione dei beni Cognome comune • Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le parti possono stabilire di assumere, per la durata dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile. Sentenze di rettificazione e di attribuzione di sesso. La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determina lo scioglimento dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il loro legame o di non cessarne gli effetti civili, consegue l’automatica instaurazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Al solo fine di assicurare l’effettività della tutela dei diritti ed il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra due persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti la parole “coniuge”,”coniugi”o termini equivalenti si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. La disposizione sovra citata non si applica per quanto previsto dalla legge 184/83, relativa al “diritto del minore ad una famiglia” (credits: Giovanni Pellacchia).

 


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